ci siamo dati appuntamento per camminare in città, fermandoci ogni tanto per pensare e parlare. le parole e le immagini di questo blog nascono da queste camminate senza itinerari precisi né mete, nel tempo indefinito della domenica mattina. sono anonime perché appartengono all'esperienza collettiva che abbiamo condiviso. non sarebbero potute nascere altrimenti. insieme disegnano la mappa di uno spazio in movimento all'interno della città in cui viviamo, treviso. quante e quali mappe potrebbero nascere da altre città? quanta forza scaturisce dall'unione dei nostri sguardi e pensieri? vi invitiamo a inviarci I vostRI.


lunedì 22 marzo 2010



e spazinmovimento




INCONTRO N° 2
Possiamo uscire dalla stretta delle nostre vite chiuse in sé stesse?
E' possibile costruire una mappa che comprenda le terre che si aprono al di là delle nostre solitudini?
E' possibile una geografia del noi?
Venerdì 26 marzo 2010, h. 21 - Spazio Paraggi Via Pescatori, 23 Treviso

domenica 21 marzo 2010

apparentemente irrilevanti

Buscad, buscadlos:
en el insomnio de las cañerías olvidadas,
en los cauces interrumpidos por el silencio de las basuras.
No lejos de los charcos incapaces de guardar una nube,
unos ojos perdidos,
una sortija rota
o una estrella pisoteada.
Porque yo los he visto:
en esos escombros momentáneos que aparecen en las neblinas.
Porque yo los he tocado:
en el destierro de un ladrillo difunto,
venido a la nada desde una torre o un carro.
Nunca más allá de las chimeneas que se derrumban,
ni de esas hojas tenaces que se estampan en los zapatos.
En todo esto.
Más en esas astillas vagabundas que se consumen sin fuego,
en esas ausencias hundidas que sufren los muebles desvencijados,
no a mucha distancia de los nombres y signos que se enfrían en las paredes.
Buscad, buscadlos:
debajo de la gota de cera que sepulta la palabra de un libro
o la firma de uno de esos rincones de cartas
que trae rodando el polvo.
Cerca del casco perdido de una botella,
de una suela extraviada en la nieve,
de una navaja de afeitar abandonada al borde de un precipicio.

Los angeles muertos, Rafael Alberti

mercoledì 3 marzo 2010

Vuoto privato

E' comune a molte cartine la caratterizzazione dello spazio cittadino come luogo ben circoscritto, delimitato. La distinzione fra il centro e la periferia è spesso netta, in quanto frequentemente quest'ultima non è considerata oppure viene relegata in secondo piano.

Centro della città: ambito spaziale nel quale sono racchiusi i monumenti più importanti e gli esercizi commerciali più invitanti del territorio. Questa potrebbe essere una definizione di centro molto calzante con la realtà cittadina.

Nelle cartine svettano i campanili del Duomo e di Piazza dei Signori, mentre le strade più antiche sono delineate in modo diverso rispetto alle comuni arterie cittadine.

I negozi sono la maggior attrattiva: cinema, gioiellerie, pelliccerie e tanto altro ancora. Il fascino delle vetrine addobbate a festa ogni giorno dell'anno ha reso un po' particolare il centro storico, luogo che resiste al meccanico consumismo dei grandi centri commerciali. Scrutare articoli e prezzi passeggiando sotto i portici ha ancora un sapore particolare per molti abitanti.


Il centro, che può coincidere a prima vista con la città stessa, è un luogo di passaggio. Noi abitanti viviamo il centro in modo discontinuo e rapido.

Una passeggiata fra i monumenti ben illuminati e lustrati dall'amministrazione locale, un acquisto sognato in una boutique di tendenza o semplicemente uno spritz con oliva prima di cena.

Non vi è un rapporto stabile ma una continua fluttuazione fra l'esserci o non esserci, o meglio – anche per non scomodare il fin troppo riciclato Willie - , fra il passare e non passare.

Transitare, sostare, fermarsi, ritornare: vivere il centro di Treviso è una sorta di nomadismo.

Al contrario di questo, le nostre case non sono un oggetto rilevante per le cartine: il posto del riposo, del calore familiare e dei bisogni più materiali non è quella città che domina la cartina. Lo spazio privato, contrapposto ai monumenti e agli esercizi pubblici, rimane nascosto, riservato, lontano dagli occhi di un inopportuno visitatore. Un attento osservatore di mappe non può – e non deve – valicare il limite dello spazio privato, non può superare l'ingresso di casa, quello schizzo non particolareggiato nel foglio.

lunedì 1 marzo 2010

Spazi vuoti, abbandonati e relegati in un piccolo angolo della nostra mente e dei nostri ricordi. Come delle foglie accartocciate che durante l'autunno si staccano dall'albero..ma una volta erano verdi e ad ogni piccola vena scorreva la linfa vitale. Decadenti nel loro aspetto sono solo il fantasma di ciò che erano e trascinano con sè una parte di noi.