ci siamo dati appuntamento per camminare in città, fermandoci ogni tanto per pensare e parlare. le parole e le immagini di questo blog nascono da queste camminate senza itinerari precisi né mete, nel tempo indefinito della domenica mattina. sono anonime perché appartengono all'esperienza collettiva che abbiamo condiviso. non sarebbero potute nascere altrimenti. insieme disegnano la mappa di uno spazio in movimento all'interno della città in cui viviamo, treviso. quante e quali mappe potrebbero nascere da altre città? quanta forza scaturisce dall'unione dei nostri sguardi e pensieri? vi invitiamo a inviarci I vostRI.


mercoledì 24 febbraio 2010

resto

Da anni vorrebbe lasciare la città. Seduta su un cuscino racconta agli amici un suo nuovo bisogno. Camminare cercando con lo sguardo piccoli angoli abbandonati, ritagli di strade, “fazzoletti di terra” incolti, inservibili, lasciati alla vita organica e sporca degli spazi fuori da ogni giurisdizione. Lì, posare lo sguardo. Per rimanere.

interstizi

Cerco di scovare interstizi

abito una vita/città che spesso sembra/è diventata impermeabile a tutto ciò che non è ovvio/concesso.


la città vetrina 2

Oggi nella città ho seguito il flusso dell’immagine di Me, da una vetrina all’altra, con brevi soluzioni di continuità.

Nelle mie camminate in città non sono mai solo. Sulle vetrine delle banche, dei negozi, dei nuovi centri commerciali ritrovo costantemente l’immagine di Me. Il mio doppio sociale ed estroverso. E’ qualcosa di diverso dall’ombra. In città l’ombra non esiste. Prende il suo posto questo doppio brillante che è su tutte le vetrine: il mio Me, spigliato, ammiccante, glamour. Sulle vetrine la mia immagine si staglia sola e accentratrice, tiranneggia e ridicolizza le immagini degli altri. Non è questo il mito di narciso? Mi perdo nella mia immagine e metto a fuoco il mondo meraviglioso che si nasconde dietro. Un mondo delle idee per la prossima stagione. Tutto ciò che si può desiderare per il futuro prossimo. La città vetrina è il mio mondo ideale. Oltre la vetrina, non ci sono conflitti. Il paesaggio custodito dietro la teca di vetro è protetto da un’aura che lo conserva tutto giusto, tutto innocente, tutto intatto, tutto offerto. Quella visione assume per me un carattere divino. Anche voi vedete la città come la vedo io?

… con gli occhi pieni di paesaggi che cambiano ad ogni stagione. Nel momento in cui scrivo, ad esempio, sta per aprirsi la stagione dei saldi…


martedì 23 febbraio 2010

vuoti luminosi

la città-vetrina è attraente, è fatta di vuoti che con luci e colori
ti risucchiano mentre passeggi
,
puoi comprare qualunque cosa
puoi scegliere tra moltissime possibilità
ci si può perdere nella moltiplicazione esponenziale delle possibilità
tra mangiar
e, bere e possedere, in una parola “consumare”

siamo liberi di scegliere tra infinite possibilità ( ma quali?)
o forse illusi di essere liberi? (no, illuso sarai tu
io posso scegliere)
in questa “prigione senza confini” (beh, ma s
e è senza confini…)











infondo è solo un problema di primi piani:
a volte metto a fuoco le sbarre
a volte guardo oltre e le sbarre scompaiono…

la città vetrina

Ormai è finita la domenica delle famiglie, dei passeggini, dei cani. Rimane solo il rumore dell'acqua. Il buio umido di questa città. E la lunga cerniera delle saracinesche abbassate sui marcipiedi. O quasi. Ci sono dei negozi che ostentano visibilmente l'assenza delle grate. Trasparenti scatole di vetro meticolosamente lucidato. Dentro ci sono mobili, specchi, cucine, tappeti. Piccole case abitate da nessuno. Illuminate. Contenitori perfetti dove coltivare con lo sguardo i sogni del rifugio domestico. A volte un cestino di frutta vuole rendere l'idea che qualcuno, su quel tavolo, potrebbe sbucciarsi un arancio. Ma l'arancio è intatto. Nemmeno una macchia. Come del resto ogni cosa in queste case. Sembrerebbe che non ci fosse nulla in vendita, più che questo spazio privo di polvere. Impermeabile a ogni disordine. Anche se forzatamente qualche dettaglio - un libro posato con apparente trascuratezza su un divano - vuole sottolineare che, nonostante tutto, in queste case si può vivere.

lunedì 22 febbraio 2010

i cinematografi della mia città

Vivre sa vie

Mi piacerebbe dire “Questa è la mia vita”. Ma credo che nessuno mi presterebbe attenzione. Una vita sola del resto non è molto interessante. Il cinema è un luogo oscuro pieno di tentazioni. Uno spazio in cui si può condividere un immaginario con una sconosciuta. Certo a volte questo immaginario è scadente. Ma è ancora a buon mercato. Si può scegliere sempre un altro film e un altro immaginario. Mi domando perché se il cinema è così attrattivo non ci sono più cinematografi nella mia città. Se cammino per le vie del centro scopro molti cinema abbandonati. Chiusi. C’è un Multisala in periferia. Lì è concentrato l’immaginario di tutti. Penso che tutto sommato è solo un problema di concentramento. E’ lo stesso problema di concentramento che va avanti da tempo. Ogni epoca ha le sue soluzioni. Però m’assale un dubbio. E se non fosse solo questo e se fosse che tutta quanta la Città è diventata un set colossale? Se cambio ottica e la guardo così, cacchio, funziona! Mi guardo intorno. Ci sono molte comparse. Cammino tra altre figure. Immagini in movimento. Ma qual è la storia? Cosa si racconta? Da questi miei interrogativi deduco la mia parte nel film (forse è un autoinganno, ma non mi rassegno al ruolo di comparsa): sono un detective e devo risolvere il caso. Posso farlo solo se ricostruisco, un frammento alla volta, tutta quanta la storia. Ogni comparsa deve avere un frammento di questa verità. Basta sommarli e troverò l’arcano. Decido di partire dal mio frammento ma scopro che questo è un frammento della verità di un altro, che non ho mai conosciuto prima e che ha scambiato il suo frammento con quello della comparsa di un altro set. Ma non posso neppure trovarlo quello, perché nel frattempo è morto con il suo frammento e ha scoperto alla fine che abbiamo tutti il frammento sbagliato e che dev’esserci un genio maligno che si diverte a scambiare i frammenti. Come farò allora a rimettere insieme tutta quanta la storia se non posso partire neppure dal mio? Se non c’è un punto di partenza certo come posso arrivare alla fine? Scopro allora che questo film è una grande chimera. Sì, una grande chimera composta di pezzi così diversi tra loro da far ridere e da spaventare. Allora la ricerca diventa un thriller assurdo in cui tutte le combinazioni sono possibili e tutte ugualmente buone, tanto l’assurdo non esiste. E se tutto è così assurdo forse non c’è un colpevole di quest’assurdità o forse è questa la soluzione del caso: l’omicida e la vittima coincidono, si tratta di un sucidio e il movente è morto con la vittima. Ad ogni modo l’unica cosa che mi pare chiara è che questa città, così come mi appare, è la mia autobiografia. E’ cronaca ma non letteratura. Non è destinata a nessuno. Perché non rimarrà nessuno a guardarla. Ognuno si muove nella sua visione destinata ad esaurirsi col suo segreto. Quindi è per questo che i cinema chiudono (a parte le grandi sale di concentramento). Anziché andare al cinema siamo tutti cinema. Immagini in movimento. E’ la nuova mobilitazione totale.

post scriptum:

questa nota è in realtà un annuncio: se è vero che non si può più ricostruire l’intero copione – vista la gran confusione che si è generata (da babele in poi) – si possono inventare stratagemmi o piccoli gesti radicali per cambiare almeno alcune battute o i costumi.

Segue un elenco contraddittorio di piccoli gesti radicali e un’implicita richiesta d’aiuto:

1. riaprire i vecchi cinema abbandonati (ma per fare che?)

2. disertare il proprio ruolo di comparsa (ma per concertare un ruolo migliore?)

3. inserire piccoli punti interrogativi alla fine delle battut

4. scrivere su un muro ben visibile la parola FINE: questo è quello che temiamo di più noi comparse che aspiriamo tutte a un ruolo

5. (si aspettano altri stratagemmi…)

disapparizioni

Com’è possibile…certi luoghi stanno lì, sono sempre stati lì, eppure non li vedo più, non li ricordo più
sono come dei ritagli, dei buchi in una mappa cartacea della città
a meno che qualcuno non me li faccia notare
come quegli oggetti in casa che da sempre sono in quel posto, magari pieni di polvere, che ci dimentichiamo di possedere
a meno che non succeda qualcosa
(un rottura o una caduta)

qual è il modo migliore per far scomparire un oggetto senza distruggerlo o cancellarlo? Averne un altro più bello, luminoso e abbagliante e attraente, non importa dove è collocato, magari anche al suo fianco
il risultato è lo stesso
sia per chi guarda per la prima volta che per chi guarda da sempre:
scompare

venerdì 19 febbraio 2010

questioni di spazio

Rifletto sull’idea delle nostre passeggiate come creatrici di uno “spazio in movimento" e parto dall’inizio,
che cos’è lo spazio?


innanzitutto lo spazio è definito dai limiti dello spazio stesso, altrimenti sarebbe infinito e quindi non definibile! Quindi lo spazio esiste perché ha dei limiti;
questi limiti sono presenze (persone, edifici, oggetti) e lo spazio è la relazione/dialogo che si forma tra due o più elementi, ad esempio di vicinanza, lontananza, altezza, frontalità ecc..
un oggetto da solo non forma uno spazio, ma il suo movimento, nel tempo, disegna un spazio;
la mia insegnante di danza dice che non è il corpo che danza, ma è o spazio che il corpo fa danzare
se solo potessimo lasciare delle impronte nello spazio, dei nostri corpi, dei nostri movimenti…
quanti spazi nuovi ci sarebbero!

se lo spazio fosse denso…

come quando cade la neve, e ognuno dei nostri passi lascia una traccia;
dalla morbida coltre che rende tutto ugualmente “vestito” di bianco, macchine, persone, edifici, percorsi, celando le differenze, azzerando tutto.
Emerge quasi un’altra città
un altro tempo, più lento
si cercano altre traiettorie, perché è più bello lasciare le impronte sulla neve vergine.
Ci si allontana dai percorsi più battuti, dai “soliti” luoghi della città, si va verso quelli più nascosti e quelli meno frequentati, magari quelli abbandonati
(sembra impossibile)
ma esiste una città diversa.
abbiamo lasciato le nostre impronte, e almeno per qualche giorno, abbiamo creato con il nostro “movimento” delle relazioni visibili tra luoghi dimenticati…
creare nuovi spazi è possibile.

spazinmovimento

Non sono persone che cercano spazi. Sono camminanti. Sono uno spazio in movimento.