martedì 23 febbraio 2010
la città vetrina
Ormai è finita la domenica delle famiglie, dei passeggini, dei cani. Rimane solo il rumore dell'acqua. Il buio umido di questa città. E la lunga cerniera delle saracinesche abbassate sui marcipiedi. O quasi. Ci sono dei negozi che ostentano visibilmente l'assenza delle grate. Trasparenti scatole di vetro meticolosamente lucidato. Dentro ci sono mobili, specchi, cucine, tappeti. Piccole case abitate da nessuno. Illuminate. Contenitori perfetti dove coltivare con lo sguardo i sogni del rifugio domestico. A volte un cestino di frutta vuole rendere l'idea che qualcuno, su quel tavolo, potrebbe sbucciarsi un arancio. Ma l'arancio è intatto. Nemmeno una macchia. Come del resto ogni cosa in queste case. Sembrerebbe che non ci fosse nulla in vendita, più che questo spazio privo di polvere. Impermeabile a ogni disordine. Anche se forzatamente qualche dettaglio - un libro posato con apparente trascuratezza su un divano - vuole sottolineare che, nonostante tutto, in queste case si può vivere.
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