Vivre sa vie
Mi piacerebbe dire “Questa è la mia vita”. Ma credo che nessuno mi presterebbe attenzione. Una vita sola del resto non è molto interessante. Il cinema è un luogo oscuro pieno di tentazioni. Uno spazio in cui si può condividere un immaginario con una sconosciuta. Certo a volte questo immaginario è scadente. Ma è ancora a buon mercato. Si può scegliere sempre un altro film e un altro immaginario. Mi domando perché se il cinema è così attrattivo non ci sono più cinematografi nella mia città. Se cammino per le vie del centro scopro molti cinema abbandonati. Chiusi. C’è un Multisala in periferia. Lì è concentrato l’immaginario di tutti. Penso che tutto sommato è solo un problema di concentramento. E’ lo stesso problema di concentramento che va avanti da tempo. Ogni epoca ha le sue soluzioni. Però m’assale un dubbio. E se non fosse solo questo e se fosse che tutta quanta la Città è diventata un set colossale? Se cambio ottica e la guardo così, cacchio, funziona! Mi guardo intorno. Ci sono molte comparse. Cammino tra altre figure. Immagini in movimento. Ma qual è la storia? Cosa si racconta? Da questi miei interrogativi deduco la mia parte nel film (forse è un autoinganno, ma non mi rassegno al ruolo di comparsa): sono un detective e devo risolvere il caso. Posso farlo solo se ricostruisco, un frammento alla volta, tutta quanta la storia. Ogni comparsa deve avere un frammento di questa verità. Basta sommarli e troverò l’arcano. Decido di partire dal mio frammento ma scopro che questo è un frammento della verità di un altro, che non ho mai conosciuto prima e che ha scambiato il suo frammento con quello della comparsa di un altro set. Ma non posso neppure trovarlo quello, perché nel frattempo è morto con il suo frammento e ha scoperto alla fine che abbiamo tutti il frammento sbagliato e che dev’esserci un genio maligno che si diverte a scambiare i frammenti. Come farò allora a rimettere insieme tutta quanta la storia se non posso partire neppure dal mio? Se non c’è un punto di partenza certo come posso arrivare alla fine? Scopro allora che questo film è una grande chimera. Sì, una grande chimera composta di pezzi così diversi tra loro da far ridere e da spaventare. Allora la ricerca diventa un thriller assurdo in cui tutte le combinazioni sono possibili e tutte ugualmente buone, tanto l’assurdo non esiste. E se tutto è così assurdo forse non c’è un colpevole di quest’assurdità o forse è questa la soluzione del caso: l’omicida e la vittima coincidono, si tratta di un sucidio e il movente è morto con la vittima. Ad ogni modo l’unica cosa che mi pare chiara è che questa città, così come mi appare, è la mia autobiografia. E’ cronaca ma non letteratura. Non è destinata a nessuno. Perché non rimarrà nessuno a guardarla. Ognuno si muove nella sua visione destinata ad esaurirsi col suo segreto. Quindi è per questo che i cinema chiudono (a parte le grandi sale di concentramento). Anziché andare al cinema siamo tutti cinema. Immagini in movimento. E’ la nuova mobilitazione totale.
post scriptum:
questa nota è in realtà un annuncio: se è vero che non si può più ricostruire l’intero copione – vista la gran confusione che si è generata (da babele in poi) – si possono inventare stratagemmi o piccoli gesti radicali per cambiare almeno alcune battute o i costumi.
Segue un elenco contraddittorio di piccoli gesti radicali e un’implicita richiesta d’aiuto:
1. riaprire i vecchi cinema abbandonati (ma per fare che?)
2. disertare il proprio ruolo di comparsa (ma per concertare un ruolo migliore?)
3. inserire piccoli punti interrogativi alla fine delle battut
4. scrivere su un muro ben visibile la parola FINE: questo è quello che temiamo di più noi comparse che aspiriamo tutte a un ruolo
5. (si aspettano altri stratagemmi…)
Nessun commento:
Posta un commento